UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO - Uscire dalle classi per……. rientrare
 
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    UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO

    Uscire dalle classi per……. rientrare

    Il Movimento di Cooperazione Educativa, il Coordinamento Genitori Democratici Onlus, il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, Legambiente Scuola e Formazione, Focus –Casa dei Diritti Sociali, Reggio Children srl., hanno presentato un manifesto intitolandolo “Una scuola grande come il mondo”, come la bellissima poesia di Gianni Rodari.

    In questo documento, molto interessante, che consiglio di leggere sul link in calce, si chiede che venga condiviso un PATTO di RESPONSABILITA’ EDUCATIVA e che vengano promossi a livello nazionale e territoriale, dei tavoli di lavoro con l’obiettivo di rendere strutturali le sinergie sui territori, per superare la situazione di emergenza epidemiologica, che stiamo vivendo ed andare oltre. Nel documento si fa un’analisi di cosa abbia significato la distanza dalla Scuola da marzo a seguito della quale si afferma con forza che la DAD debba avere uno spazio di definizione temporanea e contingente, che appartiene all’Emergenza, perché le esperienze di apprendimento vero, avvengono in presenza ed avvengono in gruppo, assicurando un livello emotivo, cognitivo ed un livello di pari opportunità educative. La Prof.ssa D’Auria parla di “Alta densità educativa”. “Occorre investire– cito le parole del documento - sulle alleanze educative territoriali coinvolgendo settori diversi…. per costruire in modo diffuso reti ad Alta Densità Educativa –appunto – che attraverso la piena attuazione dell’Autonomia scolastica riconoscano la scuola come principale agenzia educativa dei territori, con una sua forte apertura verso l’esterno”.

    L’emergenza nella quale ci troviamo ci ha colti in un momento preciso. Tullio De Mauro, nel 2016, evidenzia come il problema dell’analfabetismo funzionale sia un problema globale contro cui elaborare strategie d’intervento mirate al mantenimento di livelli adeguati di competenze, sottolineando come in Italia e in Spagna questa problematica sia particolarmente presente.     

    Che cos’è l’alfabetizzazione funzionale? Nei primi anni ’50 del secolo passato, l’UNESCO ha introdotto il concetto di alfabetizzazione funzionale. Questo concetto costituisce un passo avanti rispetto alla alfabetizzazione alfanumerica perché in esso si sottolinea l’importanza dell’attivazione delle competenze alfanumeriche in funzione di un obiettivo da raggiungere. Non basta più, dunque, il possesso strumentale delle cifre, dei numeri, delle operazioni elementari di calcolo e della capacità di decifrare uno scritto. L’UNESCO pone l’obiettivo di saper far funzionare questi saperi all’altezza di compiti di vita quotidiana, come capire un comunicato stampa, una notizia che arriva dalla radio o dalla televisione, dal saper reagire, scrivere, dal saper usare abbastanza le quattro operazioni per costruire una comprensione dei fenomeni quantificabili, della nostra vita sociale e quotidiana.

    Dagli anni’50 ad oggi, elemento imprescindibile è la questione dell’introduzione delle tecnologie informatiche e digitali e la relativa alfabetizzazione informatica, che ha rivoluzionato non soltanto il nostro modo di agire e pensare nel mondo, ma anche di apprendere. Da lì, la domanda: “le nuove tecnologie fanno bene o fanno male all’apprendimento?” Arricchendomi della voce solenne di Tullio De Mauro* riporto –in breve - la sua risposta: “L’acquisizione di competenze legate alle tecnologie informatiche e della comunicazione è una buona cosa, se l’individuo possiede buone competenze di base, ovvero un buon livello di alfabetizzazione funzionale.” Per tradurlo in maniera più semplice, le tecnologie digitali possono cambiare la scuola dal suo interno in misura molto limitata se non sono accompagnate da un insieme di fattori sociali, culturali, economici oltre che metodologico-didattici.

    A mio avviso, la vera novità sta nelle idee didattiche, prima che nelle tecnologie utilizzate. L’interattività e la socializzazione sono alla base del potere di attrazione dei giochi dei mondi virtuali. I mondi virtuali hanno a che fare con l’immagine della realtà, non con la realtà stessa. Per me che lavoro nella Scuola dell’Infanzia il gioco è veicolo imprescindibile per gli apprendimenti e metodologia radicata.

    Giocando, si verifica un apprendimento di tipo percettivo-motorio in larga misura inconscio e naturale che consente una conoscenza interiorizzata, concreta e duratura. Questo tipo di apprendimento avviene quando un compito è ripetuto nel tempo ed è piacevole. Il gioco per sua natura ha un obiettivo chiaro e dunque investe un’alfabetizzazione di tipo funzionale. Il concetto filosofico di "gioco" unisce l’idea di regola e libertà, nella forma sferica del mondo in cui i mortali, giocati e giocatori al tempo stesso, hanno comunque la chance di scommettere sul possibile.

    RI-pensare la Scuola che ripartirà a settembre (“ripartirà “ e non “riaprirà” perché la scuola non ha mai chiuso) è, dunque, una chance per scommettere sulla possibilità di una Scuola Nuova ,in cui, per esempio, il lavoro per piccoli gruppi progettanti sia, non solo, impostazione dettata dal distanziamento metrico - per l’ emergenza epidemiologica -  bensì convinzione legata alla presa di coscienza che i numeri sono persone e che il sovraffollamento delle classi non consente di rispettarli come tali.

    Per questo occorrono regole, per questo occorrono alleanze, per questo occorre un PATTO DI RESPONSABILITA’ EDUCATIVA, capillare come la “magica” capillarità dell’acqua, sperimentata dai bambini coi loro fiori di carta.

     

    Linda Rinaldi

    Scuola dell’Infanzia sez. “H”

    Plesso Cuoco

     

     

    https://www.legambientescuolaformazione.it/files/scuola/una_scuola_grande_come_il_mondo.pdf

     

    * Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932 – Roma, 5 gennaio 2017) Professore emerito di Linguistica generale e Filosofia del Linguaggio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza di Roma”; Ministro della Pubblica Istruzione (2000-2001), editorialista, socio ordinario dell’Accademia della Crusca e Presidente della Fondazione Bellonci. In “Le competenze per vivere e lavorare” e “Competenti si diventa” a cura di RAI e INAPP (Progetto PIAAC).    

     


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